Ucciso in Afghanistan il generale Usa più alto in grado

 

 Theo Guzman, 6.8.2014 “Il Manifesto”

Senza precedenti. Triste primato dopo i tempi del Vietnam

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Il generale Usa Harold Greene

 

«Green on Blue» è la locu­zione che allude al colore delle divise mili­tari e indica la pra­tica con cui i sol­dati afgani, che in realtà com­bat­tono con la guer­ri­glia, fanno fuori i loro col­le­ghi o i sol­dati della Nato. Accade sem­pre più spesso e, negli ultimi giorni, la pra­tica ha messo a segno un colpo impor­tante. Non si tratta dei sei poli­ziotti afgani uccisi da un col­lega in un avam­po­sto di Trin­kot, città della pro­vin­cia orien­tale di Uru­z­gan, quando un agente ne ha avve­le­nati mor­tal­mente sei dan­dosi poi alla fuga con l’aiuto dei tale­bani cui avrebbe por­tato in dote le armi dei defunti. E nem­meno del feri­mento di un sol­dato di Isaf per mano di una delle guar­die del gover­na­tore pro­vin­ciale di Pak­tia, anche se non sono ancora chiare le dina­mi­che delle vicenda.

Il colpo grosso è di due giorni fa quando la scelta è caduta su un gene­rale a due stelle ame­ri­cano, ucciso men­tre altri sette sol­dati sta­tu­ni­tensi, cin­que bri­tan­nici, uno tede­sco e tre afgani sono stati feriti sem­pre per mano dello stesso mili­tare, un sol­dato afgano in ser­vi­zio all’accademia mili­tare di Qar­gha nella zona occi­den­tale della capi­tale. Non è cosa da poco per­ché il gene­rale è l’ufficiale Usa più alto in grado ucciso in Afgha­ni­stan dal 2001 (dall’inizio dell’anno quat­tro sol­dati sta­tu­ni­tensi sono stati uccisi in que­sto tipo di attacchi).

Il gene­rale Harold J. Greene porta con sé nella tomba anche un altro tri­ste pri­mato: è la prima volta dalla guerra del Viet­nam che un gene­rale sta­tu­ni­tense viene ucciso in ope­ra­zioni all’estero. Greene stava com­piendo una visita di rou­tine all’accademia e non è chiaro se fosse pro­prio lui l’obiettivo spe­ci­fico dell’attentatore, che non potrà però rac­con­tarlo per­ché è stato fred­dato anche se con un ritardo che gli ha per­messo di com­piere quella che sarebbe potuta essere una strage. Caso o non caso, la noti­zia fa colpo in un Paese dove il dibat­tito sulla sicu­rezza si con­fonde con l’altro grande tema del momento: le ele­zioni del pre­si­dente che vanno avanti a sin­ghiozzo da mesi men­tre i due can­di­dati (Ash­raf Ghani e Abdul­lah Abdul­lah) cer­cano un dif­fi­cile accordo con la media­zione delle Nazioni unite per il ricon­teg­gio dei voti del ballottaggio.

La grande tomba di mili­tari di rango ame­ri­cani è però stata il Viet­nam: secondo gli archivi del Viet­nam Vete­rans Memo­rial, il gene­rale John Albert B. Dil­lard fu ucciso nel mag­gio del 1970 quando il suo eli­cot­tero venne abbat­tuto; Rem­brandt Cecil Robin­son, della marina, perse la vita nel mag­gio di due anni dopo cadendo con un altro eli­cot­tero e altri cin­que alti uffi­ciali per­sero la vita in azioni o inci­denti sem­pre nel Sudest asia­tico. Un gene­rale è stato invece ucciso in patria: Timo­thy Maude, allora vice capo del reparto per­so­nale dell’esercito, morto nell’attentato dell’11 set­tem­bre 2001 quando il Pen­ta­gono fu col­pito da uno degli aerei che segna­rono la gior­nata più nera della sto­ria recente degli States.